Martedì 07 Settembre 2010
L'inclusione dei piccoli Comuni nei processi di innovazione, in particolare in una realtà amministrativamente complessa e frammentata come la Provincia di Alessandria, è una priorità fondamentale per lo sviluppo digitale (e non solo) del territorio Continua...



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dal 22/02/2010


Data: 14-11-2001

I PARCHI NATURALI DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA

La provincia di Alessandria è una tra le zone più interessanti dal punto di vista ambientale del Nord Italia; panorami e paesaggi naturali davvero suggestivi, la cui difesa e protezione ha trovato tutela nell’istituzione delle aree protette dei Parchi.
I Parchi del territorio provinciale sono: il Parco fluviale del Po (tratto Vercellese – Alessandrino), la Riserva Naturale Speciale del Torrente Orba, il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo e il Parco Naturale ed area attrezzata del Sacro Monte di Crea; essi fanno parte del sistema delle 54 Aree protette istituite in Piemonte a partire dagli anni settanta, quando, con la L.R. 43/1975 la Regione ha posto le basi istituzionali della politica dei Parchi.
La genesi del PARCO FLUVIALE DEL PO (TRATTO VERCELLESE – ALESSANDRINO), è iniziata nel 1975 quando alcuni valenzani hanno sentito la necessità di tutelare e conservare una zona particolare della pianura piemontese: una piccola garzaia e un’area acquitrinosa, sita nei pressi del fiume Po all’altezza della città di Valenza.
Gli organi dell’Ente Parco hanno avuto l’arduo compito di combattere i diffusi atteggiamenti distruttivi verso l’ecosistema fluviale, come le attività di escavazioni in alveo, di cementificazione delle sponde e di selvaggio disboscamento di tratti ampi delle sponde del Po.
All'Ente Parco della Garzaia di Valenza, prima zona a diventare parco naturale nel 1979, viene affidata la gestione di una seconda Riserva Naturale di 450 ettari lungo il Torrente Orba nel 1987 (poi ampliata nel 1989).

La battaglia per la salvaguardia del territorio, iniziata negli anni settanta, porta nel 1990 all’inserimento dell’intera asta fluviale nel definitivo assetto del Parco Fluviale del Po, per lo sviluppo ed evoluzione di progetti di conservazione della natura.
Il Parco fluviale del Po, tra Vercelli e Alessandria, viene generalmente classificato, per comodità gestionale, in tre parti:
 la zona cuneese, dalle sorgenti fino alla confluenza con il Torrente Maira;
 il tratto torinese, dal Torrente Maira fino alla confluenza con la Dora Baltea;
 l’area alessandrina-vercellese, dalla confluenza della Dora Baltea alla confluenza con il Torrente Scrivia.
Il tratto alessandrino ( lungo circa 90 chilometri) comprende le aree golenali (area compresa tra le sponde del fiume e gli argini di contenimento), per una superficie totale di 14.000 ettari che si articola in 6 Riserve Naturali e 1 Area Attrezzata – Ghiaia Grande, Confluenza del Sesia e del Grana, Garzaia di Valenza, Il Boscone, confluenza del fiume Tanaro, il Torrente Orba e in ultimo l’area attrezzata delle sponde fluviali di Casale Monferrato -, raccordate da zone di salvaguardia. L’obiettivo della politica di tutela dell’area naturale protetta è quello di evitare la trasformazione di questi splendidi luoghi.
In particolare la zona della Garzaia è l’unico punto del Piemonte ove nidifica l’Airone Rosso e luogo di riproduzione e di passaggio per molte altre specie: il falco di palude, la garzetta, la nitticora, il germano reale e la gallinella d’acqua.
Oltre alla politica di salvaguardia e tutela ambientale, l’Ente Parco svolge un’attività didattica, di vigilanza e di ricerca sull'idrogeologia, sugli aspetti botanici e sulla fauna, alla quale si associa una funzione di cura e riabilitazione degli animali selvatici feriti.
L’Ente Parco gestisce anche una ricca rete d’informazione attraverso il notiziario quadrimestrale “L’Informafiume”, che viene stampato in 10.000 copie e inviato a soggetti pubblici e privati, e una newsletter mensile diffusa in rete.
L’ultimo numero, uscito nel mese di ottobre, tratta di cave ed estrazione di ghiaia lungo l’alveo del fiume Po, di certificazioni ambientali, del Tritone, di pastorizia, delle numerose attività dell’anno 2001 e dei progetti per l’anno prossimo. Per ricevere copia del notiziario è possibile inviare una e-mail a parcpoal@tin.it(specificando nell’oggetto ”Abbonamento Informafiume”).

Come sopra accennato, all’Ente di gestione del Parco del Po (allora Garzaia di Valenza) è stata affidata la gestione della RISERVA NATURALE SPECIALE DEL TORRENTE ORBA, nata per salvaguardare alcune porzioni di bosco ripariale ancora integre, nelle quali, già da anni era segnalato l’insediamento di Nitticore, insieme a qualche coppia di Garzette e Aironi Cenerini.
La Riserva, ubicata nel tratto pianeggiante del corso d’acqua, interessa due distinti tratti fluviali: il primo a monte dell’abitato di Predosa e il secondo compreso tra il borgo di Retorto e Casalcermelli.
Nonostante le pesanti trasformazioni paesaggistiche e ambientali, si trovano ancora interessanti tracce di quella che fu la “Selva d’Orba” che ricopriva le sponde del torrente e gran parte delle zone limitrofe.
Salici e pioppi spontanei, con altre essenze tipiche delle fasce fluviali, occupano le sponde raggiunte dalle piene primaverili e autunnali, mentre sui terreni più alti e asciutti, alcuni boschetti residui interrompono l’uniformità delle colture cerealicole.
Negli stagni e sui bordi delle “buche” situate nella parte più a monte, troviamo invece la tipica vegetazione palustre.
Il tratto terminale della Riserva ospita durante il periodo primaverile-estivo anche un nutrito gruppo di uccelli coloratissimi: sono il Gruccione e il Martin Pescatore che nidificano nelle ripide scarpate naturali insieme ad alcune colonie di Topini.
La Sede operativa della Riserva (rintorba@tin.it) si trova nell’edificio del Mulino Comunale di Bosco Marengo recentemente recuperato, e nel quale, entro fine anno sarà presentato al pubblico il Piano Naturalistico dell’area tutelata attualmente nell’ultima fase di redazione.
L’area limitrofa al torrente, ed in particolare l’abitato di Bosco Marengo, offre interessanti possibilità per una visita storico-culturale al complesso monastico di Santa Croce, realizzato nella seconda metà del ‘500.


Un’altra area protetta del territorio provinciale di Alessandria è il PARCO NATURALE DELLE CAPANNE DI MARCAROLO che è situato nel vasto altopiano dell’area montuosa dell’Appennino-Ligure-Piemontese e si trova nella parte meridionale della provincia.
La vasta area naturalistica del Parco è sovrastata dal Monte Tobbio dal quale si può ammirare il Golfo Ligure che, in linea d’aria, dista solamente 10 chilometri.
Il Parco, costituito da meravigliose distese ricche di corsi d’acqua e zone umide, è situato ad un’altitudine media di 700 metri s.l.m. con un clima che permette la crescita e l’abbondanza di una vegetazione prevalentemente erbacea e arbustiva.
La vista spazia negli altopiani del Parco Naturale aprendo vaste zone coltivate a castagno e larghe aree ricche di pino marittimo che hanno attirato una nuova specie ornitologica: la cincia del ciuffo e il crociere, alle quali si aggiungono altre popolazioni di uccelli che animano il Parco: poiane, gheppi, astori, bianconi, sparvieri e allocchi.
Le aree di maggiore interesse etologico-faunistico e botanico del Parco delle Capanne di Marcarolo sono diverse: “la Costa Lavezzara”, “Verso la Colma”, “il Rio Badana” e “Lungo la Veglia”.
La prima rappresenta un itinerario attraverso aree caratterizzate da boschi di pino nero, pino silvestre e latifoglie specifici della zona submontana; un’altra zona splendida e ricca di paesaggi meravigliosi è “Verso la Colma”, tra il bacino Gorzente e la Valle Stura, ove si apre un sentiero che attraversando la Val Stura porta al fantastico panorama del Mar Ligure. L’incantevole sentiero entra poi nella zona del “Rio Badana”, per continuare in un giardino botanico naturale dove si possono apprezzare i rari profumi ed essenze dei Lilium Croceum, Gladiolus Palustris e della Daphnae Cneorum. Il percorso naturalistico si snoda infine nell’itinerario “Lungo la Veglia”, introducendoci in fitti boschi di abeti, di aceri sicomoro, di frassini, di castagni, di querce, di abeti bianco e betulle.
Ultimo, ma non meno importante, è il PARCO NATURALE ED AREA ATTREZZATA DEL SACRO MONTE DI CREA, che conta 47 ettari di territorio caratterizzato da pendici ripide e colline ad un’altitudine tra i 355 e i 455 metri s.l.m.. Nella zona del Parco, che si apre nel territorio del Basso Monferrato, si innalza il Sacro Monte, che venne progettato da Costantino Massimo nel 1589 e oggi è costituito da 23 Cappelle e 5 Romitori e il famoso Santuario di Crea. Si tratta di un itinerario religioso in mezzo al rigoglioso bosco che tocca tutte le Cappelle (dedicate alla storia di Gesù), e si apre sul meraviglioso Santuario che (attualmente condotto dalla Curia di Casale), risulta un meraviglioso insieme di opere artistiche di pregio – come il mosaico Dalle Ceste, le tre navate che conservano opere quali la Madonna con Bambino e Santi, un ciclo di affreschi e l’effige della Vergine - e che si affaccia in una piazza dalla quale parte un sentiero sulla Via del Ritorno (I 5 Romitori) che rappresentano alcuni momenti di ascesi mistica rivolta alle figure di Santi (San Luca, San Francesco, San Rocco, Addolorata e il Sepolcreto dei Frati).
Il Parco Naturale del Sacro Monte di Crea rappresenta un’irripetibile opportunità di conoscere la storia e la natura che si fondono armoniosamente insieme.
Il pregiato paesaggio nel quale sono immerse le strutture artistico-religiose è molto vario: dalla vegetazione forestale della fascia prealpina piemontese al tipico panorama delle colline monferrine, fino a giungere alle zone steppiche ricoperte dalla flora tipicamente mediterranea. Quindi un’abbondanza e una diversità di flora con l’olmo campestre, ciliegi, macchie di carpino bianco e castagno, aceri ricci e di monte per passare al versante più temperato costituito da un fitto ceduo di roverella e ornello. Ad incorniciare il panorama vi sono anche cespugli di robinia, le ginestre, il corniolo accompagnate da colorate fioriture di giglio rosso, giglio martagone, di anemoni e orchidee.
Con una tale gran quantità di vegetazione, gli animali trovano la loro nicchia ecologica e durante le escursioni nel Parco Naturale non è raro scorgere mammiferi come il tasso, la volpe, lo scoiattolo, il moscardino, il ghiro e la lepre comune che convivono armoniosamente con una schiera di volatili tra i quali ricordiamo la poiana, il gufo, la civetta, l’allocco, il merlo, il fringuello e il picchio verde. La zona molto ricca di ruscelli e fiumiciattoli è un prezioso rifugio anche per vipere e salamandre.
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